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Continua la programmazione dalla regia Milanese

sempre dalle 23.00 alle 2 di notte circa

Sulle frequenze di Radio Onda d'Urto

Brain Splatters

Radio magazine di Musica e Culture Elettroniche.

Dal 1995

TUTTI I VENERDI' SERA

DALLE 23.00 ALLE 02.00


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IL PROGETTO RADIOFONICO "BRAIN SPLATTERS" È' APERTO A PROPOSTE E COLLABORAZIONI, METTETEVI IN CONTATTO CON NOI PER VENIRE IN STUDIO A TROVARCI O ANCHE SOLO PER PROMUOVERE UN AUTOPRODUZIONE, SEGNALARE INIZIATIVE E PARTY!


Radio Onda d'Urto è un NetWork e potete ricevere le sue trasmissioni in diverse città, con la classica radio o per chi dispone di una connessione internet in tutto il mondo collegandovi al sito:


www.radiondadurto.org


oppure incollate uno di questi due link nella barra degli indirizzi internet

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Qua sotto trovate le frequenzeper ascoltarci con la Vostra radio FM!

Potete ricevere il segnale FM nelle città e provincie di:
Brescia, Milano, Bergamo, Mantova, Cremona, Verona e Trento.


98.0 MHz

Milano


88.0 MHz

San Giuliano Milanese (MI)


99.6 MHz

Brescia e provincia.


99.5 e 99.7 MHz

Lago di Garda (BS)


99.9 e 100.1 MHz

100.1 MHz

Lago d'Iseo (BS)


100.0 MHz

Ponte di Legno(BS)


102.8 MHz

Val Trompia (BS)


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Alta Val Trompia (BS)


95.2 MHz

Bagolino (BS)


99.7 MHz

Val Sabbia (BS)


106.7 MHz

Lago d'Idro (BS)


99.6 MHz

Provincia di Bergamo


99.7 MHz

Mantova e provincia

Verona e provincia

Cremona


99.5 MHz

Alto Garda e provincia di Trento

Info:

face@soundsplatters.net

26/06/2006
Costruiamo insieme questo sito!
Il progetto Soundsplatters è aperto a tutti gli
artisti che si autoproducono e che credono in una
produzione cuturale libera e indipendente.

...Contattateci per pubblicare il vostro profilo e i vostri file mp3,
o meglio ancora proponete articoli&news che trattano di musica elettronica, eventi e Neo Culture digitali....
15/11/2007
«Windows? No grazie».....Rimborsato!

SENTENZA UTILE PER CHI PREFERISCE ALTRI SISTEMI OPERATIVI

«Windows? No grazie».....Rimborsato

Il giudice dà ragione a un utente che ha chiesto indietro i soldi del software preinstallato nel pc


Succede in Italia ed è una grande vittoria per gli utenti dell'informatica. La grande azienda Hp (Hewlett-Packard) produttrice di hardware cercava di svincolarsi dall'accordo Eula, buttando tutta la colpa su Microsft, ma non ce l'ha fatta. Rimborserà all'utente il sistema operativo preinstallato sul suo Compaq. La licenza d'uso del sistema operativo Microsoft Eula parla chiaro: «Qualora l'utente non accetti le condizioni del presente contratto, non potrà utilizzare o duplicare il software e dovrà contattare prontamente il produttore per ottenere informazioni sulla restituzione del prodotto o dei prodotti e sulle condizioni di rimborso in conformità alle disposizioni stabilite dal produttore stesso». Questa volta non è rimasta sulla carta e pacchetto è stato prontamente rispedito al mittente.

SENTENZA UNICA - La sentenza ha accolto la richiesta di un utente informatico smaliziato e attento consumatore: il rimborso del costo del software preinstallato in un Pc portatile da lui regolarmente acquistato. Per la precisione Microsoft Windows XP e Works 8. Sentenza unica perché difende implicitamente quella minoranza di utenti che non usa Windows preferendo altri sistemi operativi come per esempio Gnu/Linux, ma anche perché è la prima in Italia che rispedisca al mittente Microsoft un prodotto che non era stato richiesto al momento dell'acquisto. Inoltre se Hp sostiene che la licenza venga predisposta in maniera unilaterale da Microsoft come sostenuto in sede processuale, beh forse è ora di rivedere anche gli accordi commerciali che si prendono tra big.

RIMBORSO - Rimborso magro, ma dal grande valore simbolico: 90 euro per Windows XP e 50 euro per Works 8 a cui ovviamente si accodano le spese legali. C'è stato dunque un riconoscimento giuridico della responsabilità contrattuale che vincola HP a Microsoft «sussiste per l'utilizzo del software un contratto separato che il compratore non ha possibilità di conoscere prima di avere comprato il prodotto […] e che, se non accettato, impone di restituire quella parte dell'acquisto lasciando il compratore con un prodotto comunque diverso e di minor valore rispetto a quello pagato».

SENTENZA ONLINE - La notizia è stata diffusa anche da Aduc, associazione per i diritti degli utenti e consumatori, anche perché il protagonista della vittoria legale è uno dei suoi consulenti informatici. Inoltre Aduc pubblica la sentenza completa (leggi) che potete leggere dal vostro monitor riflettendo se Windows sia davvero ciò che volete acquistare.

Hanay Raja
25 ottobre 2007(modificato il: 26 ottobre 2007)

13/09/2006
BOOKING
Se siete dei Dj/VJ o producer di Musica Elettronica o Visuals, mettetevi in contatto con noi...!


..Oltre a pubblicare il Vostro Profilo, correlato di foto o link, possiamo realizzare una Vostra performance live, siamo in contatto con una rete di Centri Sociali e Circoli e Associazioni e Club con cui collaboriamo all'organizzazione di eventi e manifestazioni per la diffusione della Musica Elettronica e le neo Culture digitali
send demo-cd, dvd, show-reel a:
dj face c/o
daniele emilio francesco
via ornato 58
20162 milano (MI)
italy
28/05/2007
Alla luce del sole
Coltivazione delle droghe e sopravvivenza nella valle della Bekaa in Libano
Coltivazione delle droghe e sopravvivenza nella valle della Bekaa in Libano. Da PeaceReporter.

Alla luce del sole

Da PeaceReporter, di Karim Fael - 28 maggio 2007

Coltivazione delle droghe e sopravvivenza nella valle della Bekaa in Libano. Da PeaceReporter.

L'appuntamento è fissato per le otto e mezza a Baalbek, una cittadina molto vivace, famosa per le splendide rovine romane che ogni anno attiravano migliaia di visitatori. Le strade sono affollate, ma di turisti neanche l'ombra. Rawad, che ha un minimarket aperto 24 ore su 24, mi spiega che è colpa della guerra: “Lo scorso anno di questi tempi c'erano europei, americani e giapponesi. E gli alberghi erano pieni. Adesso di rado vediamo qualcuno, pochi anche gli arabi dai paesi vicini e ancor meno quelli che arrivano dal golfo”. Poi a denti stretti maledice gli aerei israeliani e lancia un'occhiataccia al cielo. Stiamo qualche minuto in silenzio poi gli tendo la mano, lui mi tende la sua, nerboruta e calda.

Il mio tramite è un giovane tassista. Crede che io sia a Baalbek per un “affare” e io non mi prodigo a spiegargli che le cose stanno diversamente. In macchina mi dice che lui con l'hashish non c'entra nulla. Ma subito si contraddice: “Qui tutti fanno affari con la droga... hashish, oppio, eroina e cocaina”. Imbocchiamo una strada larga che si dirige verso sud ovest, senza lasciare la città. Ai lati della carreggiata, negozi e qualche ristorante, più oltre case basse con i mattoni di cemento a vista del tutto simili a quelle dei campi palestinesi in Siria. Scoprirò più tardi che si tratta di costruzioni abusive. Interi quartieri sottratti al demanio ed edificati decenni fa dagli abitanti dei villaggi della valle.

La Mercedes si ferma di fronte a un negozio di elettronica. Il tassista entra, dice due parole al ragazzo dietro il bancone e poi mi fa scendere. Nel locale, che è evidentemente una copertura tanto è spoglio – due o tre telefonini in una vetrinetta e qualche altro articolo polveroso su un espositore – ci sono anche tre ragazze. Il tizio dietro il bancone fa un cenno con la mano e quelle si alzano e spariscono in strada. Si chiama Nizar e ha venticinque anni. Parla un inglese piuttosto approssimativo, almeno quanto il mio arabo, ma riusciamo a capirci. Lui – mi dice – fa parte della famiglia. Poi senza remora alcuna, ad alta voce e senza giri di parole mi chiede cosa voglio. “Hashish?” domanda sollevando il telefono. Gli rispondo che sì, è l'hashish che mi interessa, ma che sono venuto solo in perlustrazione. Poi prende a parlare dentro la cornetta. Chiede al suo interlocutore se Hammude è già a casa. Si gira verso di me: “Cocaina? Very good quality...”. Devo sembrare un po' nervoso e preoccupato perchè aggiunge “mefi musckila... nessun problema”. Mi guardo attorno e mi chiedo che c'entra la cocaina con la Valle della Bekaa. Sapevo dell'erba e dell'oppio e invece pare che loro siano molto più interessati al commercio della polvere bianca.

Una Mercedes nera parcheggia con gran fracasso fuori dal negozio. È Hammude, il fratello di Nizar. Avrà si e no vent'anni, ma si comporta da caporale col fratello maggiore. Mi stringe la mano e poi si mettono in un angolo a confabulare. Mi dice di seguirlo, salgo in macchina e partiamo. Ci addentriamo in un dedalo di viuzze buie che mi sembrano troppo strette per l'auto su cui viaggiamo e, ad ogni svolta, rischiamo di andare a sbattere. In una decina di minuti arriviamo a destinazione. Davanti a noi sono parcheggiati tre pick up enormi e altre tre Mercedes come quella del mio autista. Oltre, una grande casa bassa. Eccoci al dunque. Hammude scende e io lo seguo. Entriamo e mi ritrovo in una specie di salotto. Sono solo. Poco dopo compare un ometto seguito da una piccola corte. Si accomodano e l'ometto fa le presentazioni. Si chiama Alan ed è il capofamiglia. Una famiglia importante la sua. Vengono da un villaggio sulle alture intorno a Baalbek. È là che ci sono i campi. Ogni villaggio, una famiglia. E decine di ettari coltivati a canapa indiana e papavero da oppio.

Alan non perde tempo, davanti alla famiglia riunita al gran completo mi chiede quanto hashish voglio comprare. Gli spiego che sono lì per guardarmi un po' intorno, poi gli confesso che sono un giornalista, ma la cosa non sembra importargli granché. Di nuovo mi viene proposta della cocaina. Incuriosito chiedo se si tratti di un loro prodotto: no, mi dice sorridendo, viene dal Sud America. Un altro figlio – in tutto sono dieci, forse undici – fa il suo ingresso. Ha con sé un sacchetto trasparente, dentro una trentina di grammi di Red Lebanon, l'Hashish libanese. L'odore è penetrante. Alan è fin troppo schietto: bastano poche centinaia di dollari per acquistare un chilo di “fumo”.

“Nessun problema con la dogana – mi dice in un inglese perfetto – il servizio è completo, pensiamo a tutto noi”. Chiedo spiegazioni, ma Alan ripete: “Servizio completo... la mia famiglia è molto forte”. Più della polizia? “La polizia – dice Alan sibillino – non c'entra...” Mi viene servito del caffé. L'ospitalità è, come in tutti i paesi arabi, disarmante. Mi chiedono di restare a dormire “così domani andiamo al villaggio”. Declino mestamente l'offerta. “Se cambi idea la mia casa è la tua... hai l'età di mio figlio e quindi sei come mio figlio”. Alan ha capito che l'affare con ogni probabilità non andrà in porto, ma niente cambia. Altro caffè e altri inviti: “Torna pure quando vuoi, questa è la tua casa”.

Un calo di tensione e restiamo al buio. Leandele si accendono veloci, sono sempre lì a portata di mano. “Questo è il governo libanese – sospira Alan – qualche ora di elettricità al giorno... dobbiamo arrangiarci in ogni cosa”. Poi un generatore parte e torna la corrente. “Grazie al cielo c'è Hezbollah”. Ci tiene a specificare che lui non fa parte del movimento, non la pensa come loro. Ma Hezbollah fa tutto quello che non fa lo stato: “Le strade, gli ospedali... e poi ci ha difeso e ci difende, tutti, cristiani o musulmani non importa”. Chiedo dei bombardamenti. Mi dicono che chi poteva è tornato al villaggio, là era più sicuro. E gli affari come vanno adesso? “La produzione è aumentata dopo la guerra, forse decuplicata. Non ci sono soldi e canapa e papavero rendono molto di più dei girasoli e delle vigne”. Certo non è più come una volta, “Ma inshallah...”, dio volendo. E i cugini siriani? Damasco da qui dista qualche decina di chilometri. “Era meglio quando c'erano loro”, mi risponde senza alcun tentennamento. “Hanno portato pace e prosperità, poi se ne sono andati e adesso siamo ancora dietro a darci battaglia gli uni contro gli altri”. E l'indipendenza, l'autodeterminazione? “Bisogna meritarsele e noi non ce le meritiamo”.

Sono le undici e mezza. Alan deve andare a comprare della benzina per il generatore, mi chiede per l'ennesima volta se voglio fermarmi a dormire, di nuovo declino l'offerta. “Allora lascia che ti accompagni all'albergo”. Sul pick up in bella vista nell'incavo del cruscotto una pistola automatica. Cerco di non farci troppo caso. Siamo arrivati. Alan mi abbraccia. “Pensa all'affare e quando torni organizziamo tutto, servizio completo, tamam?” Va bene... va bene.



16/12/2007
Presentata In Parlamento
una legge per "regolamentare"
il fenomeno rave
Dopo il "rave act" statunitense del 2001 e le leggi "speciali" francesi del 2004 anche in Italia si prospettano tempi duri per i Ravers e Party Travellers....

 PROPOSTA DI LEGGE d'iniziativa del deputato GIORGIO MERLO

Disciplina dello svolgimento di raduni a carattere musicale in spazi non attrezzati presentata il 14 novembre 2007

Onorevoli Colleghi! - I «rave party» sono manifestazioni musicali molto spesso illegali organizzate in tutto il mondo all'interno di aree industriali abbandonate o in spazi aperti, della durata di una notte o anche di alcuni giorni (in tale ultimo caso sono solitamente definiti «teknival») e sono caratterizzati dalla presenza di più «sound system» (cioè diffusori sonori installati su camion). Il termine proviene dalla parola inglese «rave» che letteralmente significa «delirio», ma che in senso più ampio sta a indicare la voglia comune di svincolarsi da regole e convenzioni socialmente imposte, la ricerca di una libertà totale fisica e mentale che si esprime attraverso il ballo e anche attraverso il consumo di droghe. Ecco perché sarebbe forse più preciso definirli «free party»: il termine «free» infatti, non si riferisce soltanto al fatto che l'accesso a queste manifestazioni è gratuito, ma soprattutto al principio di totale libertà rispetto a qualunque regola e convenzione. In alcuni Paesi europei come la Francia, i Paesi Bassi, la Svizzera, il Belgio e la Germania, le autorità governative hanno cercato di arginare e di rendere controllabile il fenomeno rendendo queste manifestazioni legali ma, ciononostante, ancora oggi continuano ad essere organizzati party illegali in tutto il mondo. Tuttavia negli ultimi anni da fenomeno di controcultura «underground» i «rave party» si sono lentamente trasformati in un fenomeno diffuso e in una realtà per molti giovani appartenenti a diverse classi sociali e la progressiva manovra di mediatizzazione attuata dai governi ne ha determinato la morte, poiché ha svuotato queste manifestazioni del loro significato originario: oggi i «rave party» rischiano di divenire nell'immaginario collettivo poco più che enormi «supermercati della droga» e gli ideali di collettività, unità e libertà originari si stanno lentamente perdendo. 
Nel 2002 in Francia è stato emanato un decreto di applicazione di una legge del 2001 (cosiddetta «legge Mariani»), che vieta l'organizzazione di «rave party», senza l'autorizzazione dei prefetti locali, non consente il raduno di oltre 250 persone e prevede in caso contrario il sequestro dell'impianto e conseguenze penali per gli organizzatori. La norma prevede anche il dispiegamento di agenti o, nei casi giudicati pericolosi per la pubblica sicurezza, il divieto di adunarsi. 
Anche in Italia, dopo i numerosi «rave party» dell'estate 2007 e i conseguenti disagi per la popolazione, si è fatta numerosa la schiera di coloro che chiedono un'analoga legislazione. 
Recentemente, infatti, alcuni raduni di questo genere hanno generato profonda preoccupazione nelle popolazioni locali creando forti disagi con problemi non indifferenti di ordine pubblico. 
Con la presente proposta di legge si intende disciplinare un fenomeno che non può più essere appaltato alla pura casualità e all'improvvisazione organizzativa e logistica. È necessario prevedere norme che subordinino l'organizzazione dei «rave party» alla preventiva autorizzazione del questore, in accordo con il comune che ospita gli eventi: è questo non per comprimere l'indispensabile pluralismo culturale, aggregativo e sociale ma, al contrario, per incanalarlo lungo i binari di precise disposizioni legislative capaci di garantire innanzitutto l'incolumità delle persone e la salvaguardia dell'ambiente circostante.

PROPOSTA DI LEGGE

..E3-->Art. 1.
1. Le disposizioni della presente legge si applicano ai raduni a carattere musicale, denominati «rave party», organizzati in spazi, aperti o chiusi, non predisposti per il pubblico spettacolo, a cui partecipano oltre 250 persone, che presentano rischi per la sicurezza dei partecipanti, a causa dell'assenza o dell'insufficienza di allestimenti o per la particolare configurazione del luogo nel quale si svolgono.

..E3-->Art. 2.
1. I raduni di cui all'articolo 1 sono autorizzati dal questore del luogo in cui si svolgono. 
2. La richiesta di autorizzazione, da presentare almeno trenta giorni prima dello svolgimento del raduno al competente ufficio della questura, deve contenere:

a) l'indicazione del luogo e della durata del raduno;

b) l'indicazione del numero previsto dei partecipanti;

c) copia dell'autorizzazione di occupazione del sito, concessa dal proprietario o dal titolare del diritto di uso reale;

d) il rispetto delle misure di cui all'articolo 3, assunte in accordo con il comune dove si svolge il raduno;

e) le generalità e la firma dei rappresentanti dell'associazione, comitato o altra formazione che organizza il raduno. ..NuovaPag. 4-->

..E3-->Art. 3.
1. Ai fini di un corretto svolgimento dei raduni di cui all'articolo 1, e per garantire la sicurezza dei partecipanti, gli organizzatori devono assicurare, in accordo con il comune competente:

a) la presenza di un presidio medico di primo soccorso adeguatamente attrezzato;

b) un servizio antincendio;

c) idonea fornitura di acqua potabile.

2. Gli organizzatori di cui al comma 1 assicurano, altresì, le condizioni igieniche e predispongono mezzi di raccolta dei rifiuti e di pulizia del luogo dove si svolge il raduno.

..E3-->Art. 4.
1. Ferme restando le disposizioni di legge vigenti sulla determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore, il comune competente fissa i limiti dell'intensità del volume della musica, le modalità di uso delle luci stroboscopiche e l'impiego di luci laser che devono essere rispettati nello svolgimento del raduno di cui all'articolo 1. L'eventuale uso di fumogeni non può comportare l'emissione di sostanze tossiche, irritanti o in qualsiasi modo nocive.

..E3-->Art. 5.
1. Il questore competente, nel caso di mancata richiesta o di omissione dei dati previsti all'articolo 2, comma 2, ovvero per ragioni di ordine, sicurezza e incolumità pubblici, può vietare il raduno di cui all'articolo 1. 
2. Al fine di individuare le misure più idonee a garantire l'ordine, la sicurezza e l'incolumità pubblici, nonché il rispetto delle disposizioni di legge vigenti in materia di igiene e di tutela ambientale, il questore competente può, altresì, stabilire modalità diverse per lo svolgimento del raduno rispetto a quelle indicate nella richiesta di autorizzazione di cui all'articolo 2, comma 2, provvedendo, ove necessario, a individuare un altro luogo più adatto per lo svolgimento dell'evento.

..E3-->Art. 6.
1. In caso di violazione delle disposizioni della presente legge, fermi restando l'applicazione delle sanzioni penali ove il fatto costituisce reato e l'eventuale risarcimento dei danni, si applica la sanzione del sequestro provvisorio degli strumenti musicali, degli impianti di diffusione sonora e di ogni altra attrezzatura finalizzata allo svolgimento del raduno di cui all'articolo 1.


--
http://www.myspace.com/technoresistance
http://www.myspace.com/pablito_el_drito



23/06/2008
23 giugno - richiesta di sgombero per il Leoncavallo

arte&cultura a Milano -sarebbero più precarie  senza il Leoncavallo 

Come musicisti, artisti e operatori dell'entertainment no profit, seguiamo con  preoccupazione le polemiche sulla sorte del Leoncavallo, inaspritesi dopo le recenti dichiarazioni dei rappresentanti leghisti in giunta comunale che, esaltati dal successo elettorale, vorrebbero vederlo sparire con  tutti gli altri Centri Sociali.




Non sono bastate scelte oramai antiche sulla partecipazione e la non violenza come orizzonti della lotta politica, le disponibilità al pagamento di un affitto e/o al ligio adeguarsi alle normative fiscali in materia di associativismo  da parte degli occupanti, a far sbottonare il nostro Sindaco sulle future intenzioni in proposito.

La Moratti sotto l'evidente effetto di un'eccessiva dose di Expo, rimane affascinata dai veri “democratici e non violenti†rappresentanti  del carroccio che, seppur ampiamente rappresentati in tutte le sedi istituzionali, sono sempre pronti al richiamo delle armi del loro leader, o a istituire ronde contro generici criminali d'importazione....

..a fronte di tutta questa democratica bontà non si capisce allora cosa altro dovrebbero concedere i ragazzi e le meno giovani ottantenni “Mamme Antifasciste del Leoncavalloâ€, attivi presso lo Spazio Pubblico Autogestito più famoso d'Italia, per avviare una finalmente serena e costruttiva trattativa che offra una soluzione positiva per  questa trentennale esperienza, unica alternativa meneghina alla privatissima “sponsor kultureâ€.

Sistema imperante a Milano dai tempi di “mani puliteâ€; vero e proprio cartello che, dietro il paravento della cultura sponsorizzata, difende interessi miliardari, gestendo di fatto tutto quello che si muove fuori da Musei e Teatri, non solo in tema di concerti ma anche di Sport&Tempo libero, spacciando la propria “fuffa†mediatica come cultura&divertimento, totalmente orientata a scelte e obiettivi di cassetta incurante dei contenuti.

Il risultato è la marginalizzazione e criminalizzazione di chi in città è realmente e faticosamente impegnato  nella vera ricerca e  sperimentazione artistica e culturale, obbligato senza portafoglio a barcamenarsi al limite della vivibilità e della legge, o di chi  miracolosamente riesce a produrre iniziativa, disponendo delle poche briciole avanzate dal finanziamento dei progetti d'eccellenza come il Teatro alla Scala, il Piccolo e Fabbrica del Vapore, realtà blasonate che da sole prosciugano le  già di per sé insufficienti  risorse comunali, rese tali  oltre che dall'inconcludenza dell'assessorato, dai recenti tagli al FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) e dai miseri bilanci dei ministeri competenti, che hanno portato sotto la soglia di utilità una voce di spesa che nel resto d' Europa viene invece erogata con una percentuale fissa in base al PIL, e non in funzione del rientro economico che offre l'investimento, al pari di un semplice business. 

Per questo anche oggi siamo al fianco del Leoncavallo per ribadire che senza questi luoghi questa  sarebbe una città più fredda e povera.




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