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NEWS
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20/10/2006 BRAIN SPLATTERS Nuove Puntate info@party, new release antiproibizionismo |
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Continua
la programmazione dalla regia Milanese
sempre
dalle 23.00 alle 2 di notte circa
Sulle
frequenze di Radio Onda d'Urto
Brain
Splatters
Radio
magazine di Musica e Culture Elettroniche.
Dal
1995
TUTTI
I VENERDI' SERA
DALLE
23.00 ALLE 02.00
NEW
RELEASE
INFO
PARTY
SPAZIO
ANTIPRO
copia e incolla questo link nel tuo mediaplayer
http://www.shoutcast.com/sbin/shoutcast-playlist.pls?rn=29554&file=filename.pls
in
consolle Face&Soundsplatters supporters Djs
IL
PROGETTO RADIOFONICO "BRAIN SPLATTERS" È' APERTO A
PROPOSTE E COLLABORAZIONI, METTETEVI IN CONTATTO CON NOI PER VENIRE
IN STUDIO A TROVARCI O ANCHE SOLO PER PROMUOVERE UN AUTOPRODUZIONE,
SEGNALARE INIZIATIVE E PARTY!
Radio
Onda d'Urto è un NetWork e potete ricevere le sue trasmissioni
in diverse città, con la classica radio o per chi dispone di
una connessione internet in tutto il mondo collegandovi al sito:
www.radiondadurto.org
oppure
incollate uno di questi due link nella barra degli indirizzi internet
1°
http://www.shoutcast.com/sbin/shoutcast-playlist.pls?rn=29554&file=filename.pls
2°
http://www.shoutcast.com/sbin/shoutcast-playlist.pls?rn=501599&file=filename.pls
Qua
sotto trovate le frequenzeper ascoltarci con la Vostra radio FM!
Potete
ricevere il segnale FM nelle città e provincie di: Brescia,
Milano, Bergamo, Mantova, Cremona, Verona e Trento.
98.0
MHz
Milano
88.0
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San
Giuliano Milanese (MI)
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e provincia.
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Lago
di Garda (BS)
99.9
e 100.1 MHz
100.1
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Lago
d'Iseo (BS)
100.0
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Ponte
di Legno(BS)
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MHz
Val
Trompia (BS)
95.2
MHz
Alta
Val Trompia (BS)
95.2
MHz
Bagolino
(BS)
99.7
MHz
Val
Sabbia (BS)
106.7
MHz
Lago
d'Idro (BS)
99.6
MHz
Provincia
di Bergamo
99.7
MHz
Mantova
e provincia
Verona
e provincia
Cremona
99.5
MHz
Alto
Garda e provincia di Trento
Info:
face@soundsplatters.net
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26/06/2006 Costruiamo insieme questo sito! |
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Il progetto Soundsplatters è aperto a tutti gli artisti che si autoproducono e che credono in una produzione cuturale libera e indipendente.
...Contattateci per pubblicare il vostro profilo e i vostri file mp3, o meglio ancora proponete articoli&news che trattano di musica elettronica, eventi e Neo Culture digitali.... |
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15/11/2007 «Windows? No grazie».....Rimborsato! |
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SENTENZA UTILE PER CHI PREFERISCE ALTRI SISTEMI OPERATIVI
«Windows? No grazie».....Rimborsato
Il giudice dà ragione a un utente che ha chiesto indietro
i soldi del software preinstallato nel pc
Succede in Italia ed è una grande vittoria
per gli utenti dell'informatica. La grande azienda Hp
(Hewlett-Packard) produttrice di hardware cercava di svincolarsi
dall'accordo Eula, buttando tutta la colpa su Microsft, ma non ce
l'ha fatta. Rimborserà all'utente il sistema operativo
preinstallato sul suo Compaq. La licenza d'uso del sistema operativo
Microsoft Eula parla chiaro: «Qualora l'utente non accetti le
condizioni del presente contratto, non potrà utilizzare o
duplicare il software e dovrà contattare prontamente il
produttore per ottenere informazioni sulla restituzione del prodotto
o dei prodotti e sulle condizioni di rimborso in conformità
alle disposizioni stabilite dal produttore stesso». Questa
volta non è rimasta sulla carta e pacchetto è stato
prontamente rispedito al mittente.
SENTENZA UNICA - La sentenza ha accolto la
richiesta di un utente informatico smaliziato e attento consumatore:
il rimborso del costo del software preinstallato in un Pc portatile
da lui regolarmente acquistato. Per la precisione Microsoft Windows
XP e Works 8. Sentenza unica perché difende implicitamente
quella minoranza di utenti che non usa Windows preferendo altri
sistemi operativi come per esempio Gnu/Linux, ma anche perché
è la prima in Italia che rispedisca al mittente Microsoft un
prodotto che non era stato richiesto al momento dell'acquisto.
Inoltre se Hp sostiene che la licenza venga predisposta in maniera
unilaterale da Microsoft come sostenuto in sede processuale, beh
forse è ora di rivedere anche gli accordi commerciali che si
prendono tra big.
RIMBORSO - Rimborso magro, ma dal grande
valore simbolico: 90 euro per Windows XP e 50 euro per Works 8 a cui
ovviamente si accodano le spese legali. C'è stato dunque un
riconoscimento giuridico della responsabilità contrattuale
che vincola HP a Microsoft «sussiste per l'utilizzo del
software un contratto separato che il compratore non ha possibilità
di conoscere prima di avere comprato il prodotto […] e che,
se non accettato, impone di restituire quella parte dell'acquisto
lasciando il compratore con un prodotto comunque diverso e di minor
valore rispetto a quello pagato».
SENTENZA ONLINE - La notizia è stata
diffusa anche da Aduc,
associazione per i diritti degli utenti e consumatori, anche perché
il protagonista della vittoria legale è uno dei suoi
consulenti informatici. Inoltre Aduc pubblica la sentenza completa
(leggi)
che potete leggere dal vostro monitor riflettendo se Windows sia
davvero ciò che volete acquistare.
Hanay Raja 25 ottobre 2007(modificato il:
26 ottobre 2007)
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13/09/2006 BOOKING |
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Se siete dei Dj/VJ o producer di Musica Elettronica o Visuals, mettetevi in contatto con noi...!
..Oltre a pubblicare il Vostro Profilo, correlato di foto o link, possiamo realizzare una Vostra performance live, siamo in contatto con una rete di Centri Sociali e Circoli e Associazioni e Club con cui collaboriamo all'organizzazione di eventi e manifestazioni per la diffusione della Musica Elettronica e le neo Culture digitali
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daniele emilio francesco
via ornato 58
20162 milano (MI)
italy |
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28/05/2007 Alla luce del sole Coltivazione delle droghe e sopravvivenza nella valle della Bekaa in Libano |
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Coltivazione delle droghe e sopravvivenza nella valle della Bekaa in Libano. Da PeaceReporter.
Alla luce del sole
Da PeaceReporter, di Karim Fael - 28 maggio 2007
Coltivazione delle droghe e sopravvivenza nella valle della
Bekaa in Libano. Da
PeaceReporter.
L'appuntamento è fissato per le otto e mezza a Baalbek,
una cittadina molto vivace, famosa per le splendide rovine romane
che ogni anno attiravano migliaia di visitatori. Le strade sono
affollate, ma di turisti neanche l'ombra. Rawad, che ha un
minimarket aperto 24 ore su 24, mi spiega che è colpa della
guerra: “Lo scorso anno di questi tempi c'erano europei,
americani e giapponesi. E gli alberghi erano pieni. Adesso di rado
vediamo qualcuno, pochi anche gli arabi dai paesi vicini e ancor
meno quelli che arrivano dal golfo”. Poi a denti stretti
maledice gli aerei israeliani e lancia un'occhiataccia al cielo.
Stiamo qualche minuto in silenzio poi gli tendo la mano, lui mi
tende la sua, nerboruta e calda.
Il mio tramite è un giovane tassista. Crede che io sia a
Baalbek per un “affare” e io non mi prodigo a spiegargli
che le cose stanno diversamente. In macchina mi dice che lui con
l'hashish non c'entra nulla. Ma subito si contraddice: “Qui
tutti fanno affari con la droga... hashish, oppio, eroina e
cocaina”. Imbocchiamo una strada larga che si dirige verso sud
ovest, senza lasciare la città. Ai lati della carreggiata,
negozi e qualche ristorante, più oltre case basse con i
mattoni di cemento a vista del tutto simili a quelle dei campi
palestinesi in Siria. Scoprirò più tardi che si tratta
di costruzioni abusive. Interi quartieri sottratti al demanio ed
edificati decenni fa dagli abitanti dei villaggi della valle.
La Mercedes si ferma di fronte a un negozio di elettronica. Il
tassista entra, dice due parole al ragazzo dietro il bancone e poi
mi fa scendere. Nel locale, che è evidentemente una copertura
tanto è spoglio – due o tre telefonini in una
vetrinetta e qualche altro articolo polveroso su un espositore –
ci sono anche tre ragazze. Il tizio dietro il bancone fa un cenno
con la mano e quelle si alzano e spariscono in strada. Si chiama
Nizar e ha venticinque anni. Parla un inglese piuttosto
approssimativo, almeno quanto il mio arabo, ma riusciamo a capirci.
Lui – mi dice – fa parte della famiglia. Poi senza
remora alcuna, ad alta voce e senza giri di parole mi chiede cosa
voglio. “Hashish?” domanda sollevando il telefono. Gli
rispondo che sì, è l'hashish che mi interessa, ma che
sono venuto solo in perlustrazione. Poi prende a parlare dentro la
cornetta. Chiede al suo interlocutore se Hammude è già
a casa. Si gira verso di me: “Cocaina? Very good quality...”.
Devo sembrare un po' nervoso e preoccupato perchè aggiunge
“mefi musckila... nessun problema”. Mi guardo attorno e
mi chiedo che c'entra la cocaina con la Valle della Bekaa. Sapevo
dell'erba e dell'oppio e invece pare che loro siano molto più
interessati al commercio della polvere bianca.
Una Mercedes nera parcheggia con gran fracasso fuori dal negozio.
È Hammude, il fratello di Nizar. Avrà si e no
vent'anni, ma si comporta da caporale col fratello maggiore. Mi
stringe la mano e poi si mettono in un angolo a confabulare. Mi dice
di seguirlo, salgo in macchina e partiamo. Ci addentriamo in un
dedalo di viuzze buie che mi sembrano troppo strette per l'auto su
cui viaggiamo e, ad ogni svolta, rischiamo di andare a sbattere. In
una decina di minuti arriviamo a destinazione. Davanti a noi sono
parcheggiati tre pick up enormi e altre tre Mercedes come quella del
mio autista. Oltre, una grande casa bassa. Eccoci al dunque. Hammude
scende e io lo seguo. Entriamo e mi ritrovo in una specie di
salotto. Sono solo. Poco dopo compare un ometto seguito da una
piccola corte. Si accomodano e l'ometto fa le presentazioni. Si
chiama Alan ed è il capofamiglia. Una famiglia importante la
sua. Vengono da un villaggio sulle alture intorno a Baalbek. È
là che ci sono i campi. Ogni villaggio, una famiglia. E
decine di ettari coltivati a canapa indiana e papavero da oppio.
Alan non perde tempo, davanti alla famiglia riunita al gran
completo mi chiede quanto hashish voglio comprare. Gli spiego che
sono lì per guardarmi un po' intorno, poi gli confesso che
sono un giornalista, ma la cosa non sembra importargli granché.
Di nuovo mi viene proposta della cocaina. Incuriosito chiedo se si
tratti di un loro prodotto: no, mi dice sorridendo, viene dal Sud
America. Un altro figlio – in tutto sono dieci, forse undici –
fa il suo ingresso. Ha con sé un sacchetto trasparente,
dentro una trentina di grammi di Red Lebanon, l'Hashish libanese.
L'odore è penetrante. Alan è fin troppo schietto:
bastano poche centinaia di dollari per acquistare un chilo di
“fumo”.
“Nessun problema con la dogana – mi dice in un
inglese perfetto – il servizio è completo, pensiamo a
tutto noi”. Chiedo spiegazioni, ma Alan ripete: “Servizio
completo... la mia famiglia è molto forte”. Più
della polizia? “La polizia – dice Alan sibillino –
non c'entra...” Mi viene servito del caffé.
L'ospitalità è, come in tutti i paesi arabi,
disarmante. Mi chiedono di restare a dormire “così
domani andiamo al villaggio”. Declino mestamente l'offerta.
“Se cambi idea la mia casa è la tua... hai l'età
di mio figlio e quindi sei come mio figlio”. Alan ha capito
che l'affare con ogni probabilità non andrà in porto,
ma niente cambia. Altro caffè e altri inviti: “Torna
pure quando vuoi, questa è la tua casa”.
Un calo di tensione e restiamo al buio. Leandele si accendono
veloci, sono sempre lì a portata di mano. “Questo è
il governo libanese – sospira Alan – qualche ora di
elettricità al giorno... dobbiamo arrangiarci in ogni cosa”.
Poi un generatore parte e torna la corrente. “Grazie al cielo
c'è Hezbollah”. Ci tiene a specificare che lui non fa
parte del movimento, non la pensa come loro. Ma Hezbollah fa tutto
quello che non fa lo stato: “Le strade, gli ospedali... e poi
ci ha difeso e ci difende, tutti, cristiani o musulmani non
importa”. Chiedo dei bombardamenti. Mi dicono che chi poteva è
tornato al villaggio, là era più sicuro. E gli affari
come vanno adesso? “La produzione è aumentata dopo la
guerra, forse decuplicata. Non ci sono soldi e canapa e papavero
rendono molto di più dei girasoli e delle vigne”. Certo
non è più come una volta, “Ma inshallah...”,
dio volendo. E i cugini siriani? Damasco da qui dista qualche decina
di chilometri. “Era meglio quando c'erano loro”, mi
risponde senza alcun tentennamento. “Hanno portato pace e
prosperità, poi se ne sono andati e adesso siamo ancora
dietro a darci battaglia gli uni contro gli altri”. E
l'indipendenza, l'autodeterminazione? “Bisogna meritarsele e
noi non ce le meritiamo”.
Sono le undici e mezza. Alan deve andare a comprare della benzina
per il generatore, mi chiede per l'ennesima volta se voglio fermarmi
a dormire, di nuovo declino l'offerta. “Allora lascia che ti
accompagni all'albergo”. Sul pick up in bella vista
nell'incavo del cruscotto una pistola automatica. Cerco di non farci
troppo caso. Siamo arrivati. Alan mi abbraccia. “Pensa
all'affare e quando torni organizziamo tutto, servizio completo,
tamam?” Va bene... va bene.
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16/12/2007 Presentata In Parlamento una legge per "regolamentare" il fenomeno rave |
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Dopo il "rave act" statunitense del 2001 e le leggi "speciali" francesi del 2004 anche in Italia si prospettano tempi duri per i Ravers e Party Travellers....
PROPOSTA
DI LEGGE d'iniziativa del deputato GIORGIO MERLO
Disciplina
dello svolgimento di raduni a carattere musicale in spazi non
attrezzati presentata il 14 novembre 2007
Onorevoli Colleghi!
- I «rave party» sono manifestazioni musicali molto
spesso illegali organizzate in tutto il mondo all'interno di aree
industriali abbandonate o in spazi aperti, della durata di una notte
o anche di alcuni giorni (in tale ultimo caso sono solitamente
definiti «teknival») e sono caratterizzati dalla presenza
di più «sound system» (cioè diffusori
sonori installati su camion). Il termine proviene dalla parola
inglese «rave» che letteralmente significa «delirio»,
ma che in senso più ampio sta a indicare la voglia comune di
svincolarsi da regole e convenzioni socialmente imposte, la ricerca
di una libertà totale fisica e mentale che si esprime
attraverso il ballo e anche attraverso il consumo di droghe. Ecco
perché sarebbe forse più preciso definirli «free
party»: il termine «free» infatti, non si riferisce
soltanto al fatto che l'accesso a queste manifestazioni è
gratuito, ma soprattutto al principio di totale libertà
rispetto a qualunque regola e convenzione. In alcuni Paesi europei
come la Francia, i Paesi Bassi, la Svizzera, il Belgio e la Germania,
le autorità governative hanno cercato di arginare e di rendere
controllabile il fenomeno rendendo queste manifestazioni legali ma,
ciononostante, ancora oggi continuano ad essere organizzati party
illegali in tutto il mondo. Tuttavia negli ultimi anni da fenomeno di
controcultura «underground» i «rave party» si
sono lentamente trasformati in un fenomeno diffuso e in una realtà
per molti giovani appartenenti a diverse classi sociali e la
progressiva manovra di mediatizzazione attuata dai governi ne ha
determinato la morte, poiché ha svuotato queste manifestazioni
del loro significato originario: oggi i «rave party»
rischiano di divenire nell'immaginario collettivo poco più che
enormi «supermercati della droga» e gli ideali di
collettività, unità e libertà originari si
stanno lentamente perdendo. Nel 2002 in Francia è
stato emanato un decreto di applicazione di una legge del 2001
(cosiddetta «legge Mariani»), che vieta l'organizzazione
di «rave party», senza l'autorizzazione dei prefetti
locali, non consente il raduno di oltre 250 persone e prevede in caso
contrario il sequestro dell'impianto e conseguenze penali per gli
organizzatori. La norma prevede anche il dispiegamento di agenti o,
nei casi giudicati pericolosi per la pubblica sicurezza, il divieto
di adunarsi. Anche in Italia, dopo i numerosi «rave
party» dell'estate 2007 e i conseguenti disagi per la
popolazione, si è fatta numerosa la schiera di coloro che
chiedono un'analoga legislazione. Recentemente, infatti,
alcuni raduni di questo genere hanno generato profonda preoccupazione
nelle popolazioni locali creando forti disagi con problemi non
indifferenti di ordine pubblico. Con la presente proposta
di legge si intende disciplinare un fenomeno che non può più
essere appaltato alla pura casualità e all'improvvisazione
organizzativa e logistica. È necessario prevedere norme che
subordinino l'organizzazione dei «rave party» alla
preventiva autorizzazione del questore, in accordo con il comune che
ospita gli eventi: è questo non per comprimere
l'indispensabile pluralismo culturale, aggregativo e sociale ma, al
contrario, per incanalarlo lungo i binari di precise disposizioni
legislative capaci di garantire innanzitutto l'incolumità
delle persone e la salvaguardia dell'ambiente circostante.
PROPOSTA
DI LEGGE
..E3-->Art. 1. 1. Le disposizioni della
presente legge si applicano ai raduni a carattere musicale,
denominati «rave party», organizzati in spazi, aperti o
chiusi, non predisposti per il pubblico spettacolo, a cui partecipano
oltre 250 persone, che presentano rischi per la sicurezza dei
partecipanti, a causa dell'assenza o dell'insufficienza di
allestimenti o per la particolare configurazione del luogo nel quale
si svolgono.
..E3-->Art. 2. 1. I raduni di cui
all'articolo 1 sono autorizzati dal questore del luogo in cui si
svolgono. 2. La richiesta di autorizzazione, da presentare
almeno trenta giorni prima dello svolgimento del raduno al competente
ufficio della questura, deve contenere:
a) l'indicazione del
luogo e della durata del raduno;
b) l'indicazione del numero
previsto dei partecipanti;
c) copia dell'autorizzazione di
occupazione del sito, concessa dal proprietario o dal titolare del
diritto di uso reale;
d) il rispetto delle misure di cui
all'articolo 3, assunte in accordo con il comune dove si svolge il
raduno;
e) le generalità e la firma dei rappresentanti
dell'associazione, comitato o altra formazione che organizza il
raduno. ..NuovaPag. 4-->
..E3-->Art. 3. 1. Ai fini
di un corretto svolgimento dei raduni di cui all'articolo 1, e per
garantire la sicurezza dei partecipanti, gli organizzatori devono
assicurare, in accordo con il comune competente:
a) la
presenza di un presidio medico di primo soccorso adeguatamente
attrezzato;
b) un servizio antincendio;
c) idonea
fornitura di acqua potabile.
2. Gli organizzatori di cui al
comma 1 assicurano, altresì, le condizioni igieniche e
predispongono mezzi di raccolta dei rifiuti e di pulizia del luogo
dove si svolge il raduno.
..E3-->Art. 4. 1. Ferme
restando le disposizioni di legge vigenti sulla determinazione dei
requisiti acustici delle sorgenti sonore, il comune competente fissa
i limiti dell'intensità del volume della musica, le modalità
di uso delle luci stroboscopiche e l'impiego di luci laser che devono
essere rispettati nello svolgimento del raduno di cui all'articolo 1.
L'eventuale uso di fumogeni non può comportare l'emissione di
sostanze tossiche, irritanti o in qualsiasi modo nocive.
..E3-->Art. 5. 1. Il questore competente, nel caso di
mancata richiesta o di omissione dei dati previsti all'articolo 2,
comma 2, ovvero per ragioni di ordine, sicurezza e incolumità
pubblici, può vietare il raduno di cui all'articolo 1.
2. Al fine di individuare le misure più idonee a garantire
l'ordine, la sicurezza e l'incolumità pubblici, nonché
il rispetto delle disposizioni di legge vigenti in materia di igiene
e di tutela ambientale, il questore competente può, altresì,
stabilire modalità diverse per lo svolgimento del raduno
rispetto a quelle indicate nella richiesta di autorizzazione di cui
all'articolo 2, comma 2, provvedendo, ove necessario, a individuare
un altro luogo più adatto per lo svolgimento dell'evento.
..E3-->Art. 6. 1. In caso di violazione delle
disposizioni della presente legge, fermi restando l'applicazione
delle sanzioni penali ove il fatto costituisce reato e l'eventuale
risarcimento dei danni, si applica la sanzione del sequestro
provvisorio degli strumenti musicali, degli impianti di diffusione
sonora e di ogni altra attrezzatura finalizzata allo svolgimento del
raduno di cui all'articolo 1.
--
http://www.myspace.com/technoresistance http://www.myspace.com/pablito_el_drito
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23/06/2008 23 giugno - richiesta di sgombero per il Leoncavallo |
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arte&cultura
a Milano -sarebbero più precarie senza il Leoncavallo
Come
musicisti, artisti e operatori dell'entertainment no profit, seguiamo
con preoccupazione le polemiche sulla sorte del Leoncavallo,
inaspritesi dopo le recenti dichiarazioni dei rappresentanti leghisti
in giunta comunale che, esaltati dal successo elettorale, vorrebbero
vederlo sparire con tutti gli altri Centri Sociali.
Non sono
bastate scelte oramai antiche sulla partecipazione e la non violenza
come orizzonti della lotta politica, le disponibilità al pagamento
di un affitto e/o al ligio adeguarsi alle normative fiscali in
materia di associativismo da parte degli occupanti, a far
sbottonare il nostro Sindaco sulle future intenzioni in proposito.
La Moratti
sotto l'evidente effetto di un'eccessiva dose di Expo, rimane
affascinata dai veri âdemocratici
e non violentiâ rappresentanti
del carroccio che, seppur ampiamente rappresentati in tutte le sedi
istituzionali, sono sempre pronti al richiamo delle armi del loro
leader, o a istituire ronde contro generici criminali
d'importazione....
..a fronte di
tutta questa democratica bontà non si capisce allora cosa altro
dovrebbero concedere i ragazzi e le meno giovani ottantenni âMamme
Antifasciste del Leoncavalloâ, attivi presso lo Spazio Pubblico
Autogestito più famoso d'Italia, per avviare una finalmente serena e
costruttiva trattativa che offra una soluzione positiva per
questa trentennale esperienza, unica alternativa meneghina alla
privatissima âsponsor kultureâ.
Sistema
imperante a Milano dai tempi di âmani puliteâ; vero e proprio
cartello che, dietro il paravento della cultura sponsorizzata,
difende interessi miliardari, gestendo di fatto tutto quello che si
muove fuori da Musei e Teatri, non solo in tema di concerti ma anche
di Sport&Tempo libero, spacciando la propria âfuffaâ
mediatica come cultura&divertimento, totalmente orientata a
scelte e obiettivi di cassetta incurante dei contenuti.
Il risultato è
la marginalizzazione e criminalizzazione di chi in città è
realmente e faticosamente impegnato nella vera ricerca e
sperimentazione artistica e culturale, obbligato senza portafoglio a
barcamenarsi al limite della vivibilità e della legge, o di chi
miracolosamente riesce a produrre iniziativa, disponendo delle poche
briciole avanzate dal finanziamento dei progetti d'eccellenza come il
Teatro alla Scala, il Piccolo e Fabbrica del Vapore, realtÃ
blasonate che da sole prosciugano le già di per sé
insufficienti risorse comunali, rese tali oltre che
dall'inconcludenza dell'assessorato, dai recenti tagli al FUS (Fondo
Unico dello Spettacolo) e dai miseri bilanci dei ministeri
competenti, che hanno portato sotto la soglia di utilità una voce di
spesa che nel resto d' Europa viene invece erogata con una
percentuale fissa in base al PIL, e non in funzione del rientro
economico che offre l'investimento, al pari di un semplice business.
Per questo
anche oggi siamo al fianco del Leoncavallo per ribadire che senza
questi luoghi questa sarebbe una città più fredda e povera.
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